Perché Linux ha fallito nella Pubblica Amministrazione italiana?

LinuxIl 25° anniversario dell’avvio del progetto per realizzare un sistema operativo open source, libero da vincoli e aperto al contributo degli sviluppatori indipendenti, chiamato Linux, ci permette una riflessione.

Nonostante le numerose dichiarazioni politiche a favore e la Direttiva Stanca del 2000 (…si indica come le pubbliche amministrazioni debbano tener conto della offerta sul mercato di una nuova modalità di sviluppo e diffusione di programmi informatici, definita «open source» o «a codice sorgente aperto»…), l’uso di questo sistema operativo è ancora marginale nella P.A. italiana.  I computer degli enti pubblici italiani funzionano ancora nella maggioranza dei casi con le varie versioni di Windows.

Le pubbliche amministrazioni italiane non solo hanno pagato e pagano milioni di euro di licenze d’uso, ma continuano ad affidare i propri dati ad un sistema operativo di cui non conoscono le chiavi per gestirlo. Penso solo alle amministrazioni pubbliche dello stato tedesco che hanno invece deciso di puntare su una loro versione di Linux, chiamata Suse, di cui conoscono tutti i segreti, essendo a codice aperto.

La leggenda propagandata dai sostenitori di Microsoft nelle PA è la presunta maggiore sicurezza. Centinaia di studi hanno invece dimostrato come sia più vulnerabile il software della casa di Redmond rispetto alle distribuzioni Linux.

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Le gestione dei reclami nella PA con i social media

reclamo o segnalazioneIn questo momento di forti critiche alla pubblica amministrazione serve anche un forte iniziativa per velocizzare la gestione dei reclami e delle segnalazioni. Verificando quanto già avvenuto nelle imprese private, possiamo ipotizzare un uso più intenso dei social media per rispondere ai cittadini.

Partiamo da un caso noto a molti, quello della gestione dei reclami e delle segnalazioni in una grande città. Un cittadino che vuole segnalare un disservizio o proporre una soluzione ad un problema, può utilizzare principalmente due sistemi.

Il primo basato sulla presentazione di un reclamo/segnalazione scritto tramite le strutture dedicate, di solito gli uffici relazione con il pubblico (URP). In questo caso il quesito viene inserito nel sistema generale di gestione. L’altro con l’utilizzo del centralino dedicato della amministrazione che prende in carico il reclamo/segnalazione e lo converte nella procedura principale.

Nel primo caso il cittadino ha un numero di protocollo a cui riferirsi e la risposta dovrebbe arrivare entro 10/30 giorni, a seconda del quesito e anche in considerazione del luogo di presentazione. Dico dovrebbe perché non essendoci sanzioni di nessun tipo per la mancata Continua a leggere

Conciliazione nella PA, il futuro è online

Tutte le pubbliche amministrazioni sono oberate da moltissime richieste di conciliazione per piccole vertenze. La gestione quotidiana delle controversie fuori dai contenziosi giudiziari provoca un notevole utilizzo di risorse PA e, spesso, scontenta i cittadini. Il futuro, anche nelle pubbliche amministrazioni, potrà essere l’utilizzo di software dedicato per risolvere i contenziosi.

Conciliazione onlinePartiamo da un esempio concreto, la soluzione delle piccole controversie dell’amministrazione comunale di Roma. Ogni volta che un cittadino ha un danno al proprio mezzo a causa di una buca stradale o quando un pedone inciampa in un marciapiede difettoso, si apre una controversia con l’amministrazione. Questo contenzioso coinvolge centinaia di cittadini e dura mediamente almeno due anni. Il peso di questa attività è molto pesante per l’amministrazione e produce un forte scontento tra i cittadini.

Vediamo come funziona in pratica. Il cittadino caduto con il suo motorino su una buca dovrebbe chiamare immediatamente i vigili urbani per la costatazione dell’avvenimento. Senza questo sopralluogo non ci sono speranze di avere una soluzione positiva alla Continua a leggere

Le campagne di comunicazione per eventi sono obsolete. Cosa succede nella PA

ADOBE DIGITAL BRIEFING CROSS-CHANNELIl 22 giugno 2016 si è svolto a Roma un convegno di Adobe sul tema della comunicazione multicanale. (leggi)

L’appuntamento di sicuro interesse anche per un comunicatore pubblico come me, ha evidenziato alcune specificità delle campagne di comunicazione che meritano una riflessione.

Vado sempre, quando posso, agli appuntamenti di Adobe, perchè mi permette di uscire dalla solita visione delle cose. L’effetto della partecipazione è quello di “salire” su un poggio elevato e vedere le cose da un altro punto di vista. Una ventata di aria fresca invece delle solite beghe quotidiane.

Tra l’altro ho avuto modo di apprezzare delle magnifiche slide preparate da Stephanie Maziol @smaziol. Raramente mi capita di avere la possibilità di seguire un intervento con una grafica così adeguata all’uso delle presentazioni video.

Il primo aspetto da rimarcare nell’ambito del convegno è stato il ragionamento sulla multicanalità delle campagne di comunicazione come imperativo per il successo delle stesse. Questo tipo di scelta è ormai una prassi consolidata anche nella gran parte delle pubbliche amministrazioni italiane.

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10 osservazioni sulle startup romane

In una raccolta dell’account Youtube di Roma Capitale (NotizieRomaCapitale) sono presenti una decina di interviste a responsabili di startup romane. Le loro attività sono state scelte con il criterio di avere almeno un legame, anche indiretto, con le attività della pubblica amministrazione. Sono un bel panorama, anche se altre seguiranno, della situazione e meritano di farci una riflessione sopra.

L’obiettivo delle interviste era quello di fornire degli esempi ai giovani romani su cosa si può fare in concreto per risolvere il problema del lavoro che manca. Intervistare i protagonisti di queste imprese, può essere da stimolo e da suggerimento per tutti quelli che hanno una bella idea e vorrebbero trasformarla in una fonte di reddito.startup romane

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