Due settimane su quattro social media da solo

telelavoroAvevo annunciato che avrei lavorato da solo per una settimana nel gestire quattro account social media di una grande amministrazione. In realtà sono diventate due settimane, una in ufficio e un’altra in telelavoro. Ecco il resoconto.

La particolare situazione di aver passato queste due settimane a cavallo di ferragosto mi ha aiutato, le notizie da postare erano minori di quelle normalmente gestite. Bisognava però dimostrare che gli account erano presidiati, popolando i post, rispondendo ai messaggi e moderando i commenti.

La prima operazione fatta è stata quella di programmare una serie di post e tweet con notizie magari già date ma ancora valide. Ogni mattina facevo il punto della situazione delle eventuali novità e riempivo la programmazione prevista per la giornata. A quel punto con attenzione seguivo i messaggi e i commenti, facendomi aiutare anche dagli avvisi previsti dai miei strumenti informatici. Ai messaggi rispondevo in tutti i casi salvo quando si esprimevano posizioni politiche. Come per gli altri mesi di attività, a questo circa 10% dei messaggi complessivi, non viene dato seguito per ottemperare al principio dell’imparzialità di un account di una PA.

Sui commenti bisognava rispondere quando veniva posta una domanda di merito e ripulirli nel caso ci fossero insulti alle persone. Da tempo non ci preoccupiamo più delle frasi anche volgari nei confronti dell’amministrazione. Quello che ci preme è stare attenti a difendere la dignità delle singole persone. Spesso tra favorevoli e contrari alla gestione dell’amministrazione si scatenano delle vere e proprie risse verbali. Piene anche di frasi ingiuriose. Questi commenti vanno moderati e, in pochi casi, alcuni utenti sono stati bannati.

Nelle pubblicazioni dei post e dei tweet non ci sono stati casi di particolare rilievo. Solo la pubblicazione di una foto fatta da un utente ha scatenato una “tempesta in un bicchiere d’acqua”. La foto intendeva inquadrare una via particolarmente famosa in città ed è stata scattata in un’altra via prosecuzione della stessa. La didascalia, messa dall’utente, riportava il nome della strada che lui voleva evidenziare. A quel punto si è scatenata una ridda di commenti negativi sul presunto errore di localizzazione. Facendo un paragone è come se sulle foto che ritraggono il Colosseo, l’autore non mettesse il nome del monumento ma il nome della via da dove era stata scattata la foto.

Io di solito rispondo a tutte le contestazioni. Quando sono reali, chiedo scusa e correggo. In questo caso le critiche erano realmente pretestuose, visto che la strada dove era stata scattata effettivamente la foto era la prosecuzione di quella in oggetto, è ho pensato di lasciar perdere e continuare il mio lavoro.

Le considerazioni da fare sulle attività di gestione in solitario di quattro account pubblici di una grande amministrazione, sono in primo luogo che “speriamo non sia più necessario”, secondariamente il calo di audience di questo periodo confidiamo sia recuperato nelle prossime settimane.

Per fare un buon lavoro non basta postare o twittare con regolarità notizie di interesse degli utenti dell’amministrazione. Bisogna anche monitorare quello che viene pubblicato, moderare i commenti e rispondere ai messaggi diretti. In questo modo si costruisce una relazione biunivoca con chi segue gli account, vero patrimonio di informazioni per la PA.

Alla fine posso dire, con un po’ di fatica, #melasonocavata

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