Come Berlusconi, Renzi, ecc. stanno uccidendo la comunicazione istituzionale?

Comunicazione IstituzionaleLa personalizzazione della politica ha delle conseguenze dirette anche sulla comunicazione istituzionale. Con questo termine indichiamo tutta quella serie di attività delle amministrazioni pubbliche per favorire la relazione con gli utenti. Dagli anni ’90 in poi si sono concretizzati tutta una serie di strumenti, gli Uffici Relazione con il Pubblico, i siti web istituzionali, le pubblicazioni, gli sportelli informativi fino ai social network, destinati ad incrementare la comunicazione istituzionale. Non si tratta di illustrare le scelte politiche, a questo dovrebbero pensare gli eletti, bensì di far conoscere nei dettagli come le procedure ricadono sulla vita quotidiana delle persone. La comunicazione istituzionale é quindi per definizione apolitica. Non prende posizione. Non deve giustificare le scelte politiche. Deve, invece, fornire ai cittadini gli strumenti di conoscenza su come, quando e dove si concretizzano le attività. Uno dei capisaldi della comunicazione istituzionale é riferirsi a cose che avvengono e non a progetti.

I comunicatori pubblici sono le persone che realizzano la comunicazione istituzionale. Sono regolati da una legge dello stato, la 150, e sono ormai un nucleo consistente e considerato all’interno delle amministrazioni pubbliche. Non dovrebbero avere a che fare con gli eletti, ma essere diretti dalla dirigenza interna agli enti. La differenza tra politica e azione amministrativa dovrebbe permettere l’autonomia dei dirigenti nella realizzazione delle procedure. Alla politica spetterebbe l’indicazione del percorso da realizzare, ai dirigenti e ai funzionari toccherebbe invece il compito di concretizzare con gli atti le scelte politiche. Il tutto dovrebbe avvenire nella piena autonomia reciproca. Questo recitano le leggi, ma non sempre avviene correttamente. Anche la comunicazione istituzionale dovrebbe differenziarsi da quella politica in base a questi principi.

La personalizzazione dell’azione politica mina anche le basi della corretta differenziazione dei ruoli. I leader politici nazionali hanno trasformato il modo di concepire la politica. Tutte le azioni vengono alla fine ricondotte alle scelte di un solo uomo, in Italia mai ad una donna. In questo modo il confine tra politica e istituzionale non esiste più. Le decisioni di un uomo solo sono vincolanti per tutti.

Questo modo di concepire il ruolo degli eletti si ripercuote a tutti i livelli. Anche gli amministratori di piccole realtà cercano d’imitare i grandi leader nazionali. Anche loro cercano di uniformare la comunicazione istituzionale con quella politica, fino a farle diventare un tutt’uno.

Questo processo d’unificazione é negativo. Priva i cittadini di un canale di comunicazione separato dalla politica. Indebolisce il ruolo dell’interazione tra amministrazione e utenti, consegnando il tutto alla relazione con gli eletti. Rischia di essere un boomerang anche per i politici. La sovraesposizione comunicativa quasi sempre diventa controproducente, inoltre con l’eventuale “caduta in disgrazia” del leader carismatico, si interrompe completamente il canale di comunicazione con i cittadini.

Tutto ciò avviene mentre invece si sviluppano altri strumenti di comunicazione come gli open data e le app. Quindi mentre si moltiplicano le fonti di conoscenza a disposizione degli utenti, si riducono le possibilità d’interazione.

Per queste ragioni Berlusconi, Renzi, ecc. stanno uccidendo la comunicazione istituzionale. Bisogna far rispettare la separazione dei ruoli. Ai comunicatori pubblici spetta la gestione di tutti gli strumenti relazionali con i cittadini attualmente in funzione nelle P.A. Per favorire la conoscenza delle attività  e per migliorare le stesse tramite l’interazione. Agli eletti compete la comunicazione politica che illustri le ragioni delle scelte intraprese, permettendo il loro eventuale aggiustamento.

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