Innovazione della PA, cosa farne ?

cosa fare di tutta questa innovazioneGli ultimi 20 anni della pubblica amministrazione

Molti fattori hanno profondamente cambiato la pubblica amministrazione italiana negli ultimi venti anni. Modifiche normative, interventi strutturali,  innovazioni tecnologiche e procedurali, sono gli elementi caratteristici di questo periodo. Il risultato è che non ci sono paragoni con il funzionamento delle PA precedenti. I cittadini sono sempre più al centro dell’attenzione delle PA, anche grazie all’innovazione. La rete permette un accesso più semplice alle attività delle PA. Le scelte organizzative hanno destinato molte risorse economiche e di personale verso l’innovazione. Ora la domanda è più precisa, cosa farne di tutta l’innovazione realizzata o in programma.

La burocrazia come termine dispregiativo

In Italia il termine burocrazia é inteso come peso sulla collettività. Io sono nato a Trieste, nella città di questo paese dove hanno inventato la burocrazia moderna e l’hanno resa uno strumento a favore dei cittadini. Come regolatore dei rapporti civili e strumento di garanzia per tutti gli abitanti. Le attività delle PA hanno invece spesso rovesciato questa visione. Alcune PA trattano ancora gli utenti, i cittadini, con poco rispetto. Senza la considerazione che sono loro che pagano gli stipendi ai dipendenti pubblici. Come risultato si ottiene solo una generale considerazione negativa dei dipendenti pubblici. In qualche caso un vero e proprio disprezzo. I dipendenti subiscono questa pessima reputazione e diventano ulteriormente negativi verso i cittadini. Un spirale crescente, difficile da fermare.

L’innovazione

L’innovazione permette di recuperare questa separazione tra cittadini e amministrazioni pubbliche. Riduce i tempi di attesa. Garantisce maggiore trasparenza. Favorisce l’accesso ai servizi di molti più cittadini che nel passato. Tutti elementi positivi, ma a cosa può servire in conclusione? A rovesciare l’immagine che gli utenti hanno dei servizi pubblici. Altrimenti è solo un esercizio di stile. Fatto per compiacere alcuni dipendenti e molte ditte private.

Le scelte legate all’innovazione devono essere orientate per rendere non solo più semplici le PA, ma principalmente per farle essere più umane.

Se un sito web, un account social, una procedura online, sono realizzati per facilitarne l’uso, vanno bene. Altrimenti sono controproducenti. Inutile spendere soldi e risorse se non mettiamo al centro la metodologia d’uso. Se non consideriamo il feedback deli utenti. Se non ci mettiamo dalla parte dei cittadini. In coclusione se non trasformiamo la burocrazia in un termine positivo.

Social media istituzionali e community

communityPossiamo considerare ormai archiviate le polemiche sull’apertura dei canali social media anche nelle pubbliche amministrazioni. Certo ci saranno ancora resistenze e vischiosità, ma finalmente è maggioritaria l’idea che anche le PA debbano essere presenti sui social media.

In molti enti piccoli o piccolissimi esiste un problema strutturale che in molti casi impedisce la messa in atto di questi strumenti. Bisognerà individuare altre forme organizzative, ma non c’è più l’ostilità preconcetta di una volta.

Quando abbiamo aperto il primo account social media nell’amministrazione dove lavoro, anno 2008, sono cominciate le risatine di scherno e le battute. Se avessi preso un euro per ciascuna battuta o risata, avrei i soldi per comprarmi una moto nuova. Ora la situazione è molto cambiata, ma ancora mi ricordo che il maggior sostegno fu: “sono contraria, ma se proprio lo vuoi fare”.

Fatta questa premessa ricordiamo che il compito principale degli account istituzionali è, e rimarrà, quello di fornire informazioni sulle attività dell’ente. Superate le difficoltà iniziali ora bisogna però fare un salto di qualità e aprirsi alle community della rete per essere completi.

Con il termine community si indicano quelle strutture e/o organizzazioni che si raccolgono su temi specifici e operano sul territorio in questo senso. In molti casi i social media sono gli strumenti di reclutamento e/o di organizzazione di queste community

In un ente locale i servizi ai cittadini vengono erogati “dalla culla alla tomba”. Spesso è molto Continua a leggere

Le nuove Social Media Policy di Roma Capitale aggiornate al GDPR

Social Media Policy conformi al GDPR

Con l’entrata in vigore del GDPR anche le social media policy degli account delle amministrazioni pubbliche si devono adeguare.

Questa è la soluzione adottata da Roma Capitale

Le Social Media Policy di Roma Capitale

Nella convinzione che i social media possano consentire una relazione più diretta e una maggiore partecipazione dei cittadini alle attività di Roma Capitale, l’Amministrazione ha attivato al momento attuale un account su Twitter, un canale dedicato su Youtube, una pagina ufficiale su Facebook e un account su Instagram. Inoltre si sono aggiunti account social media gestiti direttamente dai municipi romani e da alcune strutture centrali. L’obiettivo è quello di informare sulle iniziative dell’Amministrazione e dare voce alle attività presenti sul territorio che abbiano interesse pubblico.

Questi strumenti si aggiungono al già ricco ventaglio di canali ufficiali mediante i quali è possibile relazionarsi con Roma Capitale: gli Uffici Relazioni con il Pubblico (qui è possibile reperire l’elenco di tutti gli URP sul territorio capitolino); il Contact Center “ChiamaRoma 060606”, l’URC (Ufficio del Sindaco per i Rapporti con i Cittadini) ed il portale istituzionale; le email dei dirigenti e dei funzionari responsabili dei servizi. Continua a leggere