10 osservazioni sulle startup romane

In una raccolta dell’account Youtube di Roma Capitale (NotizieRomaCapitale) sono presenti una decina di interviste a responsabili di startup romane. Le loro attività sono state scelte con il criterio di avere almeno un legame, anche indiretto, con le attività della pubblica amministrazione. Sono un bel panorama, anche se altre seguiranno, della situazione e meritano di farci una riflessione sopra.

L’obiettivo delle interviste era quello di fornire degli esempi ai giovani romani su cosa si può fare in concreto per risolvere il problema del lavoro che manca. Intervistare i protagonisti di queste imprese, può essere da stimolo e da suggerimento per tutti quelli che hanno una bella idea e vorrebbero trasformarla in una fonte di reddito.startup romane

  1. le startup hanno tutte realizzato delle app o delle applicazioni collegate
    Questo è un primo elemento di riflessione. Lo sviluppo di attività legate alla definizione di una impresa lavorativa si basa principalmente sullo sviluppo tecnologico. Non è secondario. Vuol dire che tutte le basi storiche dello sviluppo economico hanno cambiato verso. Non basta realizzare una attività, bisogna essere adeguati ai tempi. Come dice Brando Trionfera: “abbiamo cominciato con una pagina web e poi ci hanno chiesto di trasformarla in una app”
  2. sono tutte state pensate per semplificare la vita delle persone
    Se guardiamo alle caratteristiche delle app o delle applicazioni collegate, possiamo notare come l’ambizione sia quella di rendere più facile fare alcune attività. Dall’app per le previsioni meteorologiche a quella per trovare una baby sitter. Dall’assistenza agli studenti alla conversazione per i sordi. Dall’elimina code alla prenotazione di un appuntamento. Il fine è sempre lo stesso, trovare un modo più semplice per fare alcune attività noiose e ripetitive. Come dice Gabriele Giuliano: “volevamo aiutare gli studenti nelle difficoltà da noi incontrate”
  3. provengono tutte da esperienze personali
    i realizzatori hanno avuto delle difficoltà e invece di lamentarsi e basta, hanno pensato ad un modo per ridurre i disagi che hanno provato. Come dice Monica Archibugi: “facevo la baby sitter e volevo gestire la mia agenda di lavoro”
  4. il gruppo fondatore era già definito in partenza
    Si tratta di amici di studio o simili che mettono assieme le loro competenze e le loro passioni per trovare un modo per realizzare il prodotto. Come dice Roberto Macina: “eravamo gia amici, poi abbiamo cominciato a lavorare insieme”
  5. il resto dei partecipanti alle startup viene reclutato negli “acceleratori” d’impresa
    Determinante per la realizzazione dell’impresa è la possibilità di reclutare le professionalità mancanti, attraverso la presenza in un luogo dove fioriscono le idee. Tutto questo è principalmente un ruolo svolto dai privati. La pubblica amministrazione è, quasi sempre, assente. Come dice Lorenzo Di Ciaccio: “ci mancavano degli specialisti nella gestione commerciale”
  6. importantissimo è avere degli “acceleratori” disponibili
    A Roma questo è avvenuto. Non a caso la terza città italiana per sviluppo di startup è Roma. Questo è conseguenza della lungimiranza di alcuni privati. Senza di loro tutto questo non ci sarebbe. Una delle interviste è dedicata alla responsabile delle relazioni esterne di un acceleratore, quello di via Giolitti, dove sono concentate la gran parte delle startup romane. Come dice Bianca Santillo: “Stare a via Giolitti non ha costi, ma solo vantaggi”
  7. Il problema poi diventa trovare i finanziamenti
    Una volta questo era un problema insormontabile. trovare dei privati disposti a rischiare i propri soldi per una idea venuta a dei “ragazzini” era difficilissimo. Le banche si comportavano anche peggio. Per fortuna la situazione è cambiata e le interviste testimoniano che si può fare. Come dice Michele Romagnoli: “abbiamo partecipato e vinto la possibità di avere un finaziamento”
  8. fondamentale è il ruolo della formazione
    Anche se la gran parte degli intervistati sono preparatissimi, serve una forte formazione per permettergli di colmare le lacune che potrebbero non fargli realizzare le loro idee vincenti. Una delle interviste riguarda proprio gli strumenti di formazione messi a disposizione dagli “acceleratori”. Come dice Rosanna Perrone: “in un “acceleratore” trovi tutta la formazione che ti serve e se manca la realizzi”
  9. alcuni sono diventati famosi
    Questo è il caso di Gioia Pistola che partendo da una idea per realizzare una app dedicata all’automazione delle procedure ripetitive é riuscita ad estendere il suo progetto. La app ormai non è più solo una applicazione per smatphone, ma vuole diventare una sistema legato alle attività delle imprese. Il risultato è il riconoscimento fatto alla promotrice di essere una delle 4 donne italiane più influenti nel panorama dello sviluppo tecnologico europeo. Non male per una “ragazzina” a vedersi, ma molto determinata nella sua attività.
  10. non tutti sono giovani
    Uno dei miti delle startup è che per realizzarle bisogna essere giovani o giovanissimi. Una delle interviste è dedicata alla app dedicata alla prenotazione di appuntamenti con i gestori di servizi, anche privati. L’ideatore Giovanni Fontana non è giovanissimo, ma quando lo sentirete parlare troverete lo stesso entusiasmo degli altri.

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