La Rassegna stampa di Camera e Senato chiude al grande pubblico

Rassegna stampa Senato

Rassegna stampa Senato

Dal 1 gennaio 2013 non avremo più la possibilità di visualizzare la rassegna stampa della Camera e del Senato italiani. Questo strumento di informazione gratuito verrà reso accessibile solo agli addetti ai lavori. Poco importa se con questo mezzo i cittadini italiani avevano la possibilità di accedere alle maggiori testate giornalistiche italiane senza spendere un soldo. L’associazione degli editori ha ottenuto l’oscuramento al grande pubblico di questa importante fonte d’informazione. La giustificazione è semplice. In tempo di crisi per le grandi testate, non dovrebbe essere possibile avere i giornali gratis dalla 9 del mattino. Invece di lavorare per fornire servizi aggiuntivi e differenziati, gli editori pensano di ridurre le perdite impedendo lo sviluppo della diffusione dell’informazione. Nel nostro paese, come in tutto il mondo, la concorrenza di internet alla carta stampata, come fonte di informazione, è sicuramente  fortissima. Molti giornali americani hanno capito per primi come il futuro di quelle testate si gioca sulla capacità di essere presenti sulla rete. In Italia si pensa ancora di poter vendere copie cartacee di giornali sempre più costosi e pesanti da consultare. Invece di orientarsi sui commenti, si continua a fornire cronache sempre in ritardo rispetto alla televsione e al web. Scomettiamo che il blocco della rassegna online della Camera e del Senato italiani non produrrà un solo giornale venduto in più? Sarà solo un modo di ridurre la possibilità di acquisire informazioni dalla grandi testate. Ci guadagneranno la televione e i giornali online. Da cui, tranne alcune eccezioni sono escluse le grandi firme giornalistiche. Non perchè i grandi giornali non abbiamo un loro sito web. Ma perchè viene usato principalmente per ripetere le copie cartacee. Rendendo disponibili le loro edizioni o a pagamento o dopo una certa ora. Si riduce il pluralismo delle informazioni e le notizie avranno commenti meno qualificati delle possibilità reali. Non c’è che dire. La Federazione degli editori ha la vista lunga ed è ben orientata rispetto ai mutamenti conseguenti allo sviluppo delle tecnologie.

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