Come fare pubblicità sui social per le pubbliche amministrazioni

Campagne ADSCon molta lentezza comincia a farsi strada l’idea che anche le pubbliche amministrazioni debbano usare le social ADS.. Le campagne di sponsorizzazione sui canali social per attività e/o avvenimenti di interesse pubblico. Nella maggior parte dei casi per gestire campagne di comunicazione, al momento attuale, vengono utilizzati canali consolidati come l’acquisto di spazi sui giornali, l’affissione di manifesti, la distribuzione di locandine, ecc. ecc.. Questi canali sono però molto costosi, vedi l’acquisti di spazi sulla stampa, rispetto ai risultati ottenuti.

Per fare un esempio una campagna con l’acquisto di spazi sulle pagine di cronaca locale di un giornale può arrivare a costare anche 20.000 euro con una resa di cittadini raggiunti stimabile in massimo 30.000 persone. Una campagna ADS invece con circa 50 euro può raggiungere anche 100.000 visitatori. Un rapporto costi/benefici senza paragoni.

Per queste ragioni in molte organizzazioni pubbliche si vorrebbe ricorrere alle sponsorizzazioni sui social, ma ci si riesce?

Li attuali vincoli normativi sono di forte ostacolo a queste iniziative.

In primo luogo la formula di pagamento, l’utilizzo di una carta di credito, non è certo ben vista dalla struttura amministrativa di un ente. Con molte fatica qualcuno è riuscito ad ottenere una carta di credito per le spese di rappresentanza, ma in generale questo strumento viene visto come “pericoloso”. I recenti fatti di cronaca testimoniano invece come i rendiconti delle carte siano estremamente trasparenti e permettano un controllo quasi totale sulle spese.

Ammettiamo però che si riesca a convincere il ragioniere a mettere a disposizione degli uffici una carta di credito, magari prepagata. A quel punto entra in scena un secondo vincolo, quello relativo al pagamento che una pubblica amministrazione potrebbe operare solo dopo la conclusione di un servizio (leggi). Nel caso di una campagna ADS invece, nella maggior parte dei casi, esiste una trattenuta preventiva della cifra messa a disposizione. Diventa quindi evidente la necessità di una norma aggiuntiva che permetta, nel caso di servizi acquistati via web, il pagamento contestuale alla richiesta di prestazione di servizio.

Viene in mente un esempio di come di fatto questo limite sia stato superato nel caso di acquisti di software via web. Nello specifico il pagamento avviene con la carta di credito e il software richiesto viene reso immediatamente disponibile. La norma generale non è quindi antagonista a questo tipo di spesa. Nel caso di campagne di comunicazione via web il problema rimane.

Ulteriore difficoltà è legata al pagamento dell’IVA nei confronti di società estere. Nel caso di gestori degli account social, questa è la condizione generale. La legge di stabilità del 2015 stabilisce (comma 629) il meccanismo dello split payment, cioè nel caso di pagamenti di fatture estere, l’IVA dovrà essere versta direttamente dalla pubblica amministrazione all’erario.

Come è stato descritto quindi siamo quasi pronti all’avvio diretto delle pubbliche amministrazioni per la gestione di campagne ADS sui social o sul web. Rimane solo da modificare, per questo caso specifico, la norma generale per permettere il pagamento prima o contestualmente dell’avvio del servizio. Questo miglioramento delle procedure può evitare il ricorso ad appalti esterni per la fornitura di un servizio ADS con il comprensibile aumento di spesa

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