Cosa succede sui social media durante una emergenza come una nevicata

emergenza nevePremesso che non sono un esperto di comunicazione pubblica in una situazione di emergenza, vorrei analizzare le recenti esperienze sui social media delle grandi città italiane durate le scorse nevicate.

Tralasciando le grandi città del nord e del centro nord, dove i cittadini sono sicuramente più abituati a questi eventi, il mio ragionamento si basa in particolare su Roma e Napoli. Dove le nevicate sono assai più rare e dove esiste una presenza consolidata sui social media degli enti locali.

Non a caso Roma ha registrato oltre 8.000 nuovi seguaci su Facebook e Napoli ha avuto oltre 12.000 “mi piace” sui propri post

In ambedue i casi le nevicate sono state di breve e non forte entità, ma hanno messo a dura prova le strutture, a cominciare dai sistemi di trasporto.

La capacità di essere attivi sui social istituzionali è stata la prima risposta ad una situazione di emergenza. Certo le reti televisive hanno ancora fatto da “padrone” nel panorama dei mezzi di comunicazione, ma gli account Facebook e Twitter sono stati molto utili per informare i cittadini direttamente.

Tramite questi mezzi di comunicazione i cittadini hanno potuto dialogare direttamente con le proprie amministrazioni, esponendo dubbi e preoccupazioni. Con il principale fine di essere a conoscenza dei provvedimenti presi per superare le difficoltà.

I social media sono stati anche un veicolo importante per confermare un comportamento molto diffuso tra i cittadini, relativamente alla apertura delle scuole.

In questi casi si consolidano due opinioni discordanti, anzi antagoniste. I genitori che vogliono le scuole chiuse, perché sono preoccupati per i loro figli, e quelli che le vogliono aperte. Non perché non si preoccupino anche loro, semplicemente non sanno come fare per custodire i bambini senza poterli portare a scuola.

In molti casi i figli non sono ammessi sui luoghi di lavoro e spesso non ci sono nonni disponibili a tenerli presso di loro.

Avere comunque l’informazione in tempo reale, tramite post e tweet, sulle decisioni dell’amministrazione è stato importante per ridurre i disagi.

Una informazione senza filtri è sicuramente preferita dai cittadini che ambiscono ad avere comunicazioni tempestive del loro ente di prossimità.

Facciamo però una riflessione di più ampio respiro. Usare Facebook e Twitter è stato molto utile, ma per essere ancora più efficaci bisogna puntare su una tecnologia push.

I questi casi i cittadini hanno cercato le informazioni sugli account social media istituzionali, ma meglio sarebbe stato se avessero ricevuto direttamente le informazioni sui propri apparati senza doversi preoccupare di cercarle.

Per questo motivo gli strumenti più adatti sono le app di messaggistica, Messenger, Whatsapp, Telegram o altre di sicura futura realizzazione.

Questi strumenti richiedono solo una prima iscrizione ad un canale dedicato e gestito da una pubblica amministrazione, realizzabile tramite campagne di comunicazione mirate, e poi avere il telefono acceso.

In questo modo una amministrazione pubblica può inviare tutte le comunicazioni necessarie a ridurre i disagi per i cittadini in tempo reale.

Ci sono molti esempi positivi in tal senso realizzati dalle protezioni civili locali e/o dagli enti stessi.

D’altronde non è forse vero che la prima cosa che facciamo tutti dopo aver acceso uno smartphone o un tablet è controllare le notifiche che abbiamo ricevuto? Prima di collegarsi ad un social o ad una pagina web. Anche prima di accendere la televisione o la radio.

Il futuro della comunicazione di emergenza, forse anche quello della comunicazione in generale, sarà sicuramente centrato su questi strumenti.

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