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I comunicatori pubblici nel nuovo contratto di lavoro delle amministrazioni centrali

Figure professionali specifiche per dipendenti pubbliciDopo la firma e la successiva approvazione del nuovo contratto di lavoro dei dipendenti pubblici delle amministrazioni statali ci sono state molte reazioni. Di soddisfazione per la conclusione di un iter contrattuale inevaso da ormai 9 anni. Per la possibilità di estensione della conclusione contrattuale anche agli altri dipendenti pubblici, sanità, enti locali, ecc. ecc. Per il miglioramento retributivo conseguente e così via.

Nel nostro caso siamo soddisfatti anche perché viene definito meglio il ruolo dei comunicatori pubblici.

In base all’art.95 (il testo completo è alla fine dell’articolo) di detto contratto viene previsto che per favorire la comunicazione istituzionale servono delle figure professionali specifiche.

La prima si dovrà occupare della gestione e coordinamento dei processi di comunicazione esterna ed interna, della comunicazione istituzionale e dei siti internet anche in funzione della trasparenza. Il profilo professionale previsto è “specialista della comunicazione istituzionale”.

La seconda figura professionale si dovrà occupare di gestione dei processi di informazione, dei rapporti con gli organi di informazione e/o delle soluzioni innovative per garantire l’informazione sulle attività delle amministrazioni. Il profilo professionale previsto è “specialista nei rapporti con i media” o “giornalista pubblico”.

La prima valutazione su questo testo è che finalmente cominciamo a ragionare sulla revisione della legge 150/2000, finora unico riferimento per la definizione dei ruoli di comunicazione. In Continua a leggere

La “dottrina Gianni Morandi” applicata nelle pubbliche amministrazioni

dottrina Gianni MorandiIn questo testo vorrei descrivere come negli anni sono stati costruiti i sistemi di relazione tra l’amministrazione e cittadini attraverso i social media nella Capitale d’Italia. Il mio sarà il racconto di un’esperienza pluridecennale di gestione dei social di una pubblica amministrazione.

Chiamiamo “dottrina Gianni Morandi” quell’insieme di comportamenti nell’interazione sui social che il famoso cantante ha fatto diventare un esempio. Spesso quando si pubblicano contenuti sugli account che che prendono in qualche modo una posizione su temi sociali o di interesse generale, si provocano delle conseguenze. Queste ultime sono a volte un insieme di insulti e di minacce a chi si è espresso.

Nei confronti di questi comportamenti violenti e aggressivi quasi sempre si risponde ignorando chi li ha digitati. Qualche volta “bannando”, cioè escludendo dalla partecipazione alle attività del social, la persona responsabile degli attacchi.

Gianni Morandi ci ha insegnato che c’è un’altra via. Quella di rispondere con calma e moderazione, saltuariamente con ironia, anche alle espressioni più pesanti.
Nel più delle volte si ottiene il risultato di abbassare i toni e riportare la discussione su un terreno più conviviale. Il più delle volte non vuol dire sempre, comunque molte di più di quanto ci si possa aspettare.

Sono diventate leggendarie le risposte del famoso cantante a chi gli augurava di morire. Gli ha risposto chiedendo dei fiori specifici da posizionare sulla sua tomba. L’ironia disarma anche il più feroce detrattore, il più delle volte.

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Non si sommano i cavoli con le pere

Le città europee su Facebook ultima settimana di novembre 2017Quando imparavamo la matematica ci hanno insegnato che non si possono sommare cavoli con le pere. Anche quando si fanno le analisi degli account social media bisogna ricordarsi la regola di confrontare dati omogenei.

Qualche giorno fa è uscito un articolo su importante giornale nazionale che voleva fare un raffronto sulle attività social nelle città europee.

Secondo l’articolo Roma sarebbe la prima città italiana per attività social, ma dietro le altre capitali europee.

L’immagine allegata, presa dai dati ufficiali di Facebook, evidenzia una realtà ben diversa. Roma è la seconda città, dopo Parigi, nella graduatoria che utilizza un mix di “mi piace” e interazioni, per valutare l’attività su questo social media. Il giornalista che ha scritto l’articolo metteva Roma al sesto posto.

L’autore dell’articolo ha probabilmente confrontato non solo gli account ufficiali delle città, ma tutto quello che in qualche modo poteva essere ricondotto alle attività social nelle capitali europee. Quando tirava in ballo l’account FB della città di Barcellona, che non esiste, Continua a leggere

Per lavorare in una redazione social non è necessario essere matti, però aiuta

Per lavorare in una redazione social non è necessario essere matti, però aiutaUna delle scelte fondamentali nel processo di avviamento e gestione dei social media è la costituzione del gruppo di lavoro della redazione. Nel caso di una pubblica amministrazione questa selezione è più complicata.

Nel settore privato questa delicata attività di scelta delle persone ha più margini di manovra. Una volta individuate la tipologia delle persone, si fa una ricerca di mercato e si individuano quelli o quelle più rispondenti ai requisiti.

In una pubblica amministrazione si entra solo per concorso pubblico, quindi le figure necessarie si devono trovare tra il personale presente.

In verità ci sono soluzioni più veloci per una PA che vuole gestire i social media, appaltare all’esterno il lavoro di gestione o assumere a contratto temporaneo del personale esterno all’amministrazione. Queste soluzioni, anche se permettono di avere rapidamente delle professionalità adatte, hanno delle controindicazioni. Intanto i costi elevati e poi la mancata conoscenza dell’amministrazione di cui dovranno relazionare.

Tutto si può fare, ma torniamo invece alla proposta di individuare la redazione social media Continua a leggere

Due settimane su quattro social media da solo

telelavoroAvevo annunciato che avrei lavorato da solo per una settimana nel gestire quattro account social media di una grande amministrazione. In realtà sono diventate due settimane, una in ufficio e un’altra in telelavoro. Ecco il resoconto.

La particolare situazione di aver passato queste due settimane a cavallo di ferragosto mi ha aiutato, le notizie da postare erano minori di quelle normalmente gestite. Bisognava però dimostrare che gli account erano presidiati, popolando i post, rispondendo ai messaggi e moderando i commenti.

La prima operazione fatta è stata quella di programmare una serie di post e tweet con notizie magari già date ma ancora valide. Ogni mattina facevo il punto della situazione delle eventuali novità e riempivo la programmazione prevista per la giornata. A quel punto con attenzione seguivo i messaggi e i commenti, facendomi aiutare anche dagli avvisi previsti dai miei strumenti informatici. Ai messaggi rispondevo in tutti i casi salvo quando si esprimevano posizioni politiche. Come per gli altri mesi di attività, a questo circa 10% dei messaggi complessivi, non viene dato seguito per ottemperare al principio dell’imparzialità di un account di una PA.

Sui commenti bisognava rispondere quando veniva posta una domanda di merito e ripulirli nel caso ci fossero insulti alle persone. Da tempo non ci preoccupiamo più delle frasi anche volgari Continua a leggere