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Social media istituzionali e community

communityPossiamo considerare ormai archiviate le polemiche sull’apertura dei canali social media anche nelle pubbliche amministrazioni. Certo ci saranno ancora resistenze e vischiosità, ma finalmente è maggioritaria l’idea che anche le PA debbano essere presenti sui social media.

In molti enti piccoli o piccolissimi esiste un problema strutturale che in molti casi impedisce la messa in atto di questi strumenti. Bisognerà individuare altre forme organizzative, ma non c’è più l’ostilità preconcetta di una volta.

Quando abbiamo aperto il primo account social media nell’amministrazione dove lavoro, anno 2008, sono cominciate le risatine di scherno e le battute. Se avessi preso un euro per ciascuna battuta o risata, avrei i soldi per comprarmi una moto nuova. Ora la situazione è molto cambiata, ma ancora mi ricordo che il maggior sostegno fu: “sono contraria, ma se proprio lo vuoi fare”.

Fatta questa premessa ricordiamo che il compito principale degli account istituzionali è, e rimarrà, quello di fornire informazioni sulle attività dell’ente. Superate le difficoltà iniziali ora bisogna però fare un salto di qualità e aprirsi alle community della rete per essere completi.

Con il termine community si indicano quelle strutture e/o organizzazioni che si raccolgono su temi specifici e operano sul territorio in questo senso. In molti casi i social media sono gli strumenti di reclutamento e/o di organizzazione di queste community

In un ente locale i servizi ai cittadini vengono erogati “dalla culla alla tomba”. Spesso è molto Continua a leggere

A che punto siamo con le social media policy?

social media policyUno degli strumenti fondamentali per regolare il rapporto tra i cittadini e gli account social media delle pubbliche amministrazioni  sono le social media policy, chiamate anche “regole d’ingaggio”.

Con esse si vogliono rendere chiari i criteri con cui una PA gestisce i commenti, i messaggi e gli eventuali post pubblicati dagli utenti sugli account istituzionali degli enti.

La questione è illustrare quali obiettivi si vogliono raggiungere per la gestione dei social media di una PA. Sento sempre più spesso una voglia di aprire uno o più account bloccando commenti e messaggi, per la preoccupazione di veder pubblicate critiche anche violente sulle pagine ufficiali. Certo la preoccupazione è comprensibile, ma l’elemento fondamentale di qualità di un social media, l’interazione con i cittadini, viene in questo modo impedita.

Si perde così la possibilità di ottenere un riscontro diretto sulle attività di una amministrazione, potendo anche immettere dei correttivi alla luce delle critiche e dei suggerimenti.

Per garantire invece la possibilità di interagire con i cittadini vanno fissate alcune regole Continua a leggere

Perché Linux ha fallito nella Pubblica Amministrazione italiana?

LinuxIl 25° anniversario dell’avvio del progetto per realizzare un sistema operativo open source, libero da vincoli e aperto al contributo degli sviluppatori indipendenti, chiamato Linux, ci permette una riflessione.

Nonostante le numerose dichiarazioni politiche a favore e la Direttiva Stanca del 2000 (…si indica come le pubbliche amministrazioni debbano tener conto della offerta sul mercato di una nuova modalità di sviluppo e diffusione di programmi informatici, definita «open source» o «a codice sorgente aperto»…), l’uso di questo sistema operativo è ancora marginale nella P.A. italiana.  I computer degli enti pubblici italiani funzionano ancora nella maggioranza dei casi con le varie versioni di Windows.

Le pubbliche amministrazioni italiane non solo hanno pagato e pagano milioni di euro di licenze d’uso, ma continuano ad affidare i propri dati ad un sistema operativo di cui non conoscono le chiavi per gestirlo. Penso solo alle amministrazioni pubbliche dello stato tedesco che hanno invece deciso di puntare su una loro versione di Linux, chiamata Suse, di cui conoscono tutti i segreti, essendo a codice aperto.

La leggenda propagandata dai sostenitori di Microsoft nelle PA è la presunta maggiore sicurezza. Centinaia di studi hanno invece dimostrato come sia più vulnerabile il software della casa di Redmond rispetto alle distribuzioni Linux.

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Le campagne di comunicazione per eventi sono obsolete. Cosa succede nella PA

ADOBE DIGITAL BRIEFING CROSS-CHANNELIl 22 giugno 2016 si è svolto a Roma un convegno di Adobe sul tema della comunicazione multicanale. (leggi)

L’appuntamento di sicuro interesse anche per un comunicatore pubblico come me, ha evidenziato alcune specificità delle campagne di comunicazione che meritano una riflessione.

Vado sempre, quando posso, agli appuntamenti di Adobe, perchè mi permette di uscire dalla solita visione delle cose. L’effetto della partecipazione è quello di “salire” su un poggio elevato e vedere le cose da un altro punto di vista. Una ventata di aria fresca invece delle solite beghe quotidiane.

Tra l’altro ho avuto modo di apprezzare delle magnifiche slide preparate da Stephanie Maziol @smaziol. Raramente mi capita di avere la possibilità di seguire un intervento con una grafica così adeguata all’uso delle presentazioni video.

Il primo aspetto da rimarcare nell’ambito del convegno è stato il ragionamento sulla multicanalità delle campagne di comunicazione come imperativo per il successo delle stesse. Questo tipo di scelta è ormai una prassi consolidata anche nella gran parte delle pubbliche amministrazioni italiane.

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Come usare Snapchat nella pubblica amministrazione

SnapchatSnapchat è ormai una realtà consolidata, specialmente tra i giovani. Spesso i social delle PA fanno fatica a raggiungere questo settore di utenti. Utilizzarlo anche dalle pubbliche amministrazioni può essere un salto di qualità per coinvolgere il complesso dei cittadini.

Come dice @ChiaraDuello “Snapchat è usata dal 31% degli utenti di età compresa tra i 18 e 25 anni, Snapchat si sta confermando ogni giorno sempre di più come una popolare piattaforma social, al pari di Facebook e Instagram”. In un suo interessante e recente articolo (leggi) ha affrontato la possibilità d’uso di Snapchat da parte di una impresa privata. In questo testo provo ad estendere il ragionamento anche nel settore pubblico.

Perchè non usarla nelle PA allora? Molti oppongono un ragionamento semplice e di qualche valore: se un messaggio Snapchat ha così breve tempo di vita, come si concilia con i tempi lenti delle PA? E’ vero che la vita di un messaggio Snapchat è molto breve, ma si può comunque comunicare molte cose in questo modo. Inoltre la ragione fondamentale per essere presenti come PA su questa piattaforma social è legata ai suoi utilizzatori, presenti e futuri.

Molti giovani hanno abbandonato Facebook perchè troppo coinvolgente. Non usano Twitter per le limitazioni all’utilizzo per testi, immagini e video estesi. Inoltre con le limitazioni temporali è possibile non assumersi a pieno la responsabilità di quanto si posta. Queste sono alcune delle ragioni per cui l’incremento degli utilizzatori di Snapchat è così in crescita.

A questo punto proviamo ad ipotizzare alcune ragioni per realizzare un account Snapchat da Continua a leggere