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I Gruppi FB per una interazione migliore


Come utilizzare le potenzialità dei social media per selezionare e migliorare l’interazione con i cittadini?

Questa domanda è stata posta da due vigorose e intraprendenti dipendenti pubbliche di un Municipio romano, Rita Salvini e Cristina Chiappa. Il loro progetto per realizzare un centro di documentazione e di confronto finalizzato agli operatori e agli utenti delle scuole gestite dall’amministrazione, aveva bisogno di uno strumento comunicativo adatto.

Dopo aver vagliato varie ipotesi, un blog dedicato, una pagina Facebook specifica, hanno optato per la realizzazione di un Gruppo chiuso Facebook ad hoc.

Perché un Gruppo chiuso su FB?

La scelta del Gruppo FB è principalmente legata alla possibilità di definire i partecipanti e le loro condizioni di interazione. Il Gruppo chiuso presuppone una visibilità universale ma una possibilità di partecipazione legata alla gestione degli inviti.

Tutti sanno che esiste, ma solo chi ha un motivo può partecipare alle attività.

Facebook offre gratuitamente uno strumento potenzialmente formidabile per far incontrare online persone con uno stesso interesse, anche se con caratteristiche diverse.

In questo caso si trattava di far interagire gli operatori delle scuole primarie di un municipio di Roma Capitale con i genitori degli alunni.

Il Gruppo FB permette appunto di selezionare, attraverso una iscrizione richiesta e, nel caso, accettata dagli amministratori. Sia gli addetti delle scuole che i genitori degli alunni possono interagire con i partecipanti al Gruppo e magari proporre temi da inserire nella discussione.

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Lo storytelling salverà la reputazione dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni

storytelling delle PAPer molti cittadini i dipendenti delle pubbliche amministrazioni non sono all’altezza delle aspettative. Raccontare con video storytelling le attività può far recuperare la reputazione dei lavoratori da parte degli utenti.

In un recente concorso interno a Roma Capitale, denominato “Buone pratiche in Comune”, un progetto basato su questa semplice proposta è risultato tra i vincitori. Per il bando sono stati presentati anche molti altri progetti destinati a valorizzare le capacità dei dipendenti interni all’amministrazione.

Il progetto vincente

Secondo la proposta che descrivo, il personale degli uffici dell’amministrazione parteciperà ad una ipotesi di video con cui raccontare nel dettaglio alcune singole procedure. In questo modo i dipendenti possono rappresentare come, nella maggior parte dei casi, vogliano fornire un servizio all’altezza delle aspettative.

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Social media istituzionali e community

communityPossiamo considerare ormai archiviate le polemiche sull’apertura dei canali social media anche nelle pubbliche amministrazioni. Certo ci saranno ancora resistenze e vischiosità, ma finalmente è maggioritaria l’idea che anche le PA debbano essere presenti sui social media.

In molti enti piccoli o piccolissimi esiste un problema strutturale che in molti casi impedisce la messa in atto di questi strumenti. Bisognerà individuare altre forme organizzative, ma non c’è più l’ostilità preconcetta di una volta.

Quando abbiamo aperto il primo account social media nell’amministrazione dove lavoro, anno 2008, sono cominciate le risatine di scherno e le battute. Se avessi preso un euro per ciascuna battuta o risata, avrei i soldi per comprarmi una moto nuova. Ora la situazione è molto cambiata, ma ancora mi ricordo che il maggior sostegno fu: “sono contraria, ma se proprio lo vuoi fare”.

Fatta questa premessa ricordiamo che il compito principale degli account istituzionali è, e rimarrà, quello di fornire informazioni sulle attività dell’ente. Superate le difficoltà iniziali ora bisogna però fare un salto di qualità e aprirsi alle community della rete per essere completi.

Con il termine community si indicano quelle strutture e/o organizzazioni che si raccolgono su temi specifici e operano sul territorio in questo senso. In molti casi i social media sono gli strumenti di reclutamento e/o di organizzazione di queste community

In un ente locale i servizi ai cittadini vengono erogati “dalla culla alla tomba”. Spesso è molto Continua a leggere

A che punto siamo con le social media policy?

social media policyUno degli strumenti fondamentali per regolare il rapporto tra i cittadini e gli account social media delle pubbliche amministrazioni  sono le social media policy, chiamate anche “regole d’ingaggio”.

Con esse si vogliono rendere chiari i criteri con cui una PA gestisce i commenti, i messaggi e gli eventuali post pubblicati dagli utenti sugli account istituzionali degli enti.

La questione è illustrare quali obiettivi si vogliono raggiungere per la gestione dei social media di una PA. Sento sempre più spesso una voglia di aprire uno o più account bloccando commenti e messaggi, per la preoccupazione di veder pubblicate critiche anche violente sulle pagine ufficiali. Certo la preoccupazione è comprensibile, ma l’elemento fondamentale di qualità di un social media, l’interazione con i cittadini, viene in questo modo impedita.

Si perde così la possibilità di ottenere un riscontro diretto sulle attività di una amministrazione, potendo anche immettere dei correttivi alla luce delle critiche e dei suggerimenti.

Per garantire invece la possibilità di interagire con i cittadini vanno fissate alcune regole Continua a leggere

Perché Linux ha fallito nella Pubblica Amministrazione italiana?

LinuxIl 25° anniversario dell’avvio del progetto per realizzare un sistema operativo open source, libero da vincoli e aperto al contributo degli sviluppatori indipendenti, chiamato Linux, ci permette una riflessione.

Nonostante le numerose dichiarazioni politiche a favore e la Direttiva Stanca del 2000 (…si indica come le pubbliche amministrazioni debbano tener conto della offerta sul mercato di una nuova modalità di sviluppo e diffusione di programmi informatici, definita «open source» o «a codice sorgente aperto»…), l’uso di questo sistema operativo è ancora marginale nella P.A. italiana.  I computer degli enti pubblici italiani funzionano ancora nella maggioranza dei casi con le varie versioni di Windows.

Le pubbliche amministrazioni italiane non solo hanno pagato e pagano milioni di euro di licenze d’uso, ma continuano ad affidare i propri dati ad un sistema operativo di cui non conoscono le chiavi per gestirlo. Penso solo alle amministrazioni pubbliche dello stato tedesco che hanno invece deciso di puntare su una loro versione di Linux, chiamata Suse, di cui conoscono tutti i segreti, essendo a codice aperto.

La leggenda propagandata dai sostenitori di Microsoft nelle PA è la presunta maggiore sicurezza. Centinaia di studi hanno invece dimostrato come sia più vulnerabile il software della casa di Redmond rispetto alle distribuzioni Linux.

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