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L’Open Source sta perdendo sullo smartworking

L'Open Source sta perdendo sullo smartworking

I prodotti più diffusi per lo smartworking non sono Open Souce

Durante le limitazioni agli spostamenti dovuti all’emergenza Covid19 c’è stato un sviluppo enorme delle pratiche di smart working. I software utilizzati sono stati scaricati ed installati in modo travolgente. Tutti hanno imparato come condividere una conversazione. Come realizzare dei documenti condivisi. Come interagire con i colleghi di lavoro senza la presenza fisica. Ma in questa fase l’open source si é fatto trovare impreparato all’appuntamento. L’Open Source sta perdendo sullo smartworking.

I grandi colossi, Microsoft e Google principalmente, hanno messo a disposizione i loro strumenti di condivisione, quasi senza far pagare niente agli utilizzatori.

Quattro anni fa avevo riflettuto sui limiti dell’open source nelle pubbliche amministrazioni italiane, ma nell’ultimo anno c’era stata una inversione di tendenza.

Mentre finalmente nelle pubbliche amministrazioni cominciavano ad essere diffusi e utilizzati suite di lavoro open source, la pandemia ha riportato in auge gli strumenti classici come Word e Excel. Con fatica si è era cominciato a far “digerire” il formato aperto dei file ODF anche nelle PA, ma forse questo sarà l’unico risultato che si potrebbe mantenere.

L’Open Source sta perdendo sullo smartworking. Quali saranno le conseguenze?

Perchè è avvenuto questo? Principalmente perchè i software open source non sono ancora maturi per fornire i livelli di servizio necessari. Sicuramente la lungimiranza dei colossi dell’informatica che investono sul cloud da anni e in modo consistente, ha fatto la differenza.

Un vero peccato, anche perchè nel prossimo futuro lo sviluppo dello smart working non sarà messo in discussione dalla fine della pandemia. Anzi ora anche le pubbliche amministrazioni italiane hanno compreso come si possa far lavorare i prorpi dipendenti, senza la presenza fisica e senza subire riduzione della qualità dei servizi.

Vedremo reinstallare sui computer dei lavoratori i software di Microsoft con tutti gli aggravi di costo e di sicurezza dei dati che conosciamo. Questo sarà il segnale più evidente del fatto che l’Open Source sta perdendo sullo smartworking