We the people, un modo d’intendere la partecipazione popolare

We the people

L’Amministrazione americana gestisce un sito, we the people, ove è possibile lanciare una petizione popolare. Ogni cittadino può aderire ad una singola petizione che, in questo modo, vengono sottoposte al vaglio della Casa Bianca. Le petizioni sono su differenti argomenti e hanno diversi risultati in base alla sottoscrizioni.

In questo momento possiamo trovare petizioni sul bando delle armi da fuoco, tema evidentemente suggerito dai tragici fatti di sangue recenti; sui cambiamenti climatici, una delle accuse più forti dei sostenitori di Obama sarebbe il suo scarso impegno in tal senso; sulla richiesta di risarcimento postumo a Aaron Swartz, il blogger perseguitato dalla giustizia americana ma anche una petizione per bandire i martelli e le mazze da baseball. Tra le più popolari abbiamo quelle relative al riconoscimento della Westboro Baptist Church come espressione di intolleranza verso le altre religioni o credi; quelle in riferimento alla necessità di ricontare i voti della recente elezione presidenziale; quelle contro la riforma sanitaria di Obama. Come si può vedere c’è di tutto.

Quando una petizione raggiunge un certo risultato, circa 25.000 adesioni, l’Amministrazione si sente in dovere di rispondere con atti concreti. In questo modo qualsiasi cittadino ha la possibilità di sottoporre al Governo un tema e di costruire un consenso intorno ad esso.

Conta anche la considerazione dell’amministrazione americana su questo sistema. Per fare un esempio basta citare il caso di una petizione recente sulla richiesta di fornire alla difesa americana la “Morte Nera” entro il 2016. Si avete capito bene l’astronave di Guerre Stellari capace di distruggere un intero pianeta. Quando la petizione ha raggiunto i 25.000 aderenti (ora sono quasi 35.000), l’amministrazione americana è stata costretta a rispondere. Benché il tema sia surreale, la risposta seria riguardava i costi esorbitanti, le già esistenti missioni spaziali e il tema etico della contrarietà americana per la distruzione di interi pianeti. Come si può vedere hanno comunque dato una risposta argomentata ad una richiesta dei cittadini.

Puoi stare nel più sperduto paesi della provincia americana, ma, sei hai una idea condivisibile, sei in grado di cambiare concretamente le cose. Questo è il messaggio proveniente da questa iniziativa:

Da noi questa forma di partecipazione è impraticabile. Basti pensare alle decine di leggi d’iniziativa popolare che restano nei cassetti delle amministrazioni, senza avere uno straccio di risposta. Figurarsi una atto concreto per affrontarle.

Perché è impraticabile? Per una forma di “arroganza” degli amministratori, convinti di dover rispondere solo a gruppi di potere, ma non ai cittadini nel loro complesso. Per una sottovalutazione dei cittadini stessi nella possibilità di cambiamenti reali costruiti dal basso. Per un ruolo molto forte delle associazioni come interlocutrici uniche delle amministrazioni.

Certo sarebbe un bel passo in avanti superare le vecchi e complesse procedure per presentare una legge d’iniziativa popolare, con una formula così semplificata come quella prevista dal sito americano. Magari ci potrebbero essere dei risultati più concreti alle richieste dei cittadini.

Non sarebbe male se le prossime amministrazioni centrali e locali da eleggere, mettessero tra i loro obiettivi quello di realizzare uno strumento simile per favorire la partecipazione popolare. Sarebbe un modo per realizzare delle amministrazioni pubbliche più vicine ai cittadini.

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